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Quella tra inventore e startupper è una di quelle differenze che non sono così immediate ma che nascondono degli importanti risvolti che possono arrivare a diventare motivo di insuccesso o anche fallimento.

Questi due profili all’apparenza sono molto simili.

Entrambi inventano qualcosa, un dispositivo, uno strumento, un processo o un servizio. Il loro contributo può essere un’invenzione completamente nuova o anche una modifica o miglioramento di un qualcosa di già esistente.

Sono concentrati su quello che stanno sviluppando e non vedono nient’altro, ma una volta terminato sono pronti a saltare senza indugio su altri progetti quando è il momento di farlo.

Nella maggior parte dei casi, inventori e startupper hanno una forte componente innovativa… o pensano di averla.

 Non hanno paura e non si fanno scoraggiare dal fallimento.

Ma se hanno tutti questi aspetti in comune cosa li rende diversi l’uno dall’altro?

La differenza tra l’inventore e lo startupper sta nel ciò che li spinge a fare quello che fanno.

L’inventore è spinto dalla curiosità.

Mentre lo startupper è spinto dal profitto.

Solitamente l’inventore non ha ben chiaro da subito quale funzione o per cosa potrà essere utilizzata la sua invenzione.

Invece lo startupper si… o meglio dovrebbe…

Indubbiamente, quando sono nate tantissime tra le innovazioni dirompenti non era ancora ben chiara la finalità che avrebbero avuto, ma possiamo tranquillamente classificarle come eccezioni.

In campo pratico oggi è fondamentale per una startup avere ben chiari da subito la finalità della propria invenzione, banalmente a che cosa serve, e il motivo, il perché abbiamo intrapreso questo percorso.

È veramente frequente incontrare startup che propongono idee e progetti che poi hanno un’applicazione confusa, non è ben chiaro a che cosa serva la loro invenzione, la loro creatura.

O ancora capita che il problema che la startup si propone di risolvere o semplificare in realtà non è poi un problema così sentito o importante… a volte non è proprio un problema.

Personalmente credo che questo si verifichi a causa della scarsa conoscenza del mondo che circonda. So che detto così potrebbe sembrare un iper-semplificazione ma in realtà non è così.

Quando si parla di nuove idee, spesso abbiamo la tendenza a giungere a conclusioni velocemente, basandoci unicamente su quelle che sono le informazioni che abbiamo in possesso, le nostre opinioni e le nostre percezioni.

Mercati e preferenze di consumo sono meccanismi molto complicati.

Oggi nella pianificazione strategica è indispensabile conoscere il più possibile il mercato che vogliamo penetrare. Bisogna andare in profondità e analizzare i dati per giungere a conclusioni che definiscano le linee guida e i binari da seguire per lo sviluppo del nostro progetto, per renderlo almeno sulla carta il più possibile efficace.

Bisogna imparare a farsi le domande giuste e a mettersi in discussione, oltre che a confrontarci in maniera intellettualmente onesta e senza pregiudizi con gli altri.

Attenzione questo non significa che i numeri e i dati siano il punto di partenza.

Perchè il punto di partenza dobbiamo sempre essere noi, la nostra vision e quello in cui crediamo.

Conoscere e riconoscere il più possibile i nostri mercati di riferimento è il passaggio che permette alla nostra vision di ancorarsi alla realtà e di lasciare il segno.

E cosa non da poco i dati e le analisi saranno anche molto utile per la traction del tuo pitch.

Ma di questo magari parliamo un’altra volta

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